Introduzione
“Non riesco a spegnere la testa.”
È una delle frasi che ascolto più spesso.
Pensare troppo, analizzare ogni dettaglio, ripassare mentalmente conversazioni o scenari futuri può dare l’illusione di controllo. Ma nel tempo diventa una trappola. Si cerca in modo ripetitivo una rassicurazione dove non si trova e quindi si cerca ancor di più.
Questo meccanismo ha un nome: rimuginio.
Ed è uno dei principali fattori che portano a vivere dell’ansia e a bloccarci anche nella vita quotidiana sia nel lavoro che nella vita privata.
Cos’è il rimuginio
Il rimuginio è un pensiero ripetitivo, circolare, una domanda all’apparenza logica, la quale se letta bene non lo è. Non cerca davvero una soluzione, ha bisogno della non soluzione perché altrimenti si interromperebbe il circolo vizioso.
La ricerca scientifica lo definisce “repetitive negative thinking”, un processo mentale trasversale a diversi disturbi emotivi (McEvoy et al., 2013).
Non è quindi il contenuto del pensiero a creare il problema, ma evidentemente la risposta che diamo.
Perché il rimuginio aumenta l’ansia
Quando rimugini:
- ti crei scenari spaventosi, di conseguenza attivi la paura
- a seguito della paura l’ansia aumenta
- in conclusione non vedi alternative
Secondo Watkins (2008), il pensiero ripetitivo disfunzionale è caratterizzato da:
- astrattezza
- focalizzazione sul “perché”
- mancanza di azione concreta
In pratica: più cerchi di capire tutto, meno riesci a uscire dal problema. Oltre a ciò, quello che nella trovo più spesso nella mia pratica come psicoterapeuta a Rovigo e Padova è il cercare di fermare il pensiero con la forza di volontà.
Il falso beneficio del controllo
Molte persone rimuginano per sentirsi più preparate per un evento, un discorso o altro.
“Se penso a tutte le possibilità, non mi sorprenderà nulla.”
In realtà, come evidenziato da Newman & Llera (2011), la preoccupazione costante mantiene uno stato emotivo negativo continuo. Secondo Nardone non è la preoccupazione il problema, ma la risposta ad esso.
Come si interrompe il rimuginio
Non funziona dirsi: “Non pensarci.”
Il lavoro terapeutico consiste nel:
- interrompere le tentate soluzioni disfunzionali
- modificare il rapporto con il pensiero
- ridurre il bisogno di controllo
Gli studi mostrano che intervenire direttamente su questi processi riduce in modo significativo i sintomi ansiosi (Topper et al., 2017).
Nardone, G. (2013, 2025)
Quando chiedere aiuto
Se:
- la mente non si ferma mai
- il sonno è disturbato
- l’ansia limita scelte o relazioni
- ti senti bloccato in pensieri ripetitivi
allora non è più solo “stress”.
È un meccanismo che può essere modificato.
Se vivi tra Rovigo, Padova o nelle province limitrofe e senti che il rimuginio e l’ansia stanno limitando la tua quotidianità, un percorso con uno psicologo e psicoterapeuta può aiutarti a intervenire sui meccanismi che mantengono il problema. Ricevo a Rovigo, Padova e online. Contattami per un colloquio
Topper, M., Emmelkamp, P. M. G., Watkins, E., & Ehring, T. (2017). Prevention of anxiety disorders and depression by targeting repetitive negative thinking in at-risk adolescents: A randomized controlled trial. Behaviour Research and Therapy, 90, 123–136. https://doi.org/10.1016/j.brat.2016.12.015
Newman, M. G., & Llera, S. J. (2011). A novel theory of experiential avoidance in generalized anxiety disorder: A review and synthesis of research supporting a contrast avoidance model. Clinical Psychology Review, 31(3), 371–382. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2011.01.008
Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle grazie
Nardone, G. (2025). Alla ricerca della sicurezza perduta. Conoscere e superare l’insicurezza personale. Ponte alle grazie
Domande frequenti su ansia e fobie
Cos’è l’ipercontrollo?
È il bisogno costante di controllare situazioni, emozioni o pensieri per ridurre l’ansia.
L’ipercontrollo è un disturbo?
Non è un disturbo a sé, ma può diventare disfunzionale quando aumenta ansia e rigidità.
Si può smettere di essere ipercontrollanti?
Si, lavorando sulle tentate soluzioni disfunzionali che mantengono il problema invece che risolverlo
Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia.
Foto di copertina di Daniel Reche

