Eiaculazione precoce e ansia: come il controllo crea il problema

uomo preoccupato per eiaculazione precoce legata all’ansia

Introduzione

“Più cerco di controllarmi, più succede subito.”

Questa è una delle frasi che ascolto più spesso nel lavoro clinico di sessuologo e psicoterapeuta nel mio studio di Padova e Rovigo  con uomini che vivono difficoltà legate all’eiaculazione precoce.

Generalmente in tanti pensano che il problema sia:

  • mancanza di controllo
  • eccessiva sensibilità
  • inesperienza
  • “funzionare male”

In realtà, molto spesso il problema si costruisce attraverso un meccanismo psicologico preciso. Paradossalmente: più una persona cerca di controllare l’eiaculazione, più è facile avere l’orgasmo e di conseguenza che il problema si mantenga.

L’eiaculazione precoce non riguarda soltanto il corpo. Entra a far parte del gioco anche ansia, attenzione, controllo e paura.

Ed è proprio questo circolo che spesso trasforma un episodio occasionale in una difficoltà stabile (Barlow, 1986; McMahon et al., 2008, Nardone, et al., 1997).

Eiaculazione precoce: di cosa parliamo davvero

L’eiaculazione precoce è una delle difficoltà sessuali maschili più diffuse.

Secondo il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (APA, 2013), si parla di eiaculazione precoce quando:

  • l’eiaculazione avviene sistematicamente troppo rapidamente
  • la persona percepisce perdita di controllo
  • la situazione genera disagio o difficoltà relazionali

Ma nella pratica clinica il problema non è solo “quanto tempo”. Ricordiamo che il tempo è relativo e non necessariamente poco tempo significa “precoce” 

Il nodo centrale è: il cercare di controllarsi e la paura di non riuscire.

A seguito molti uomini iniziano infatti a vivere il rapporto sessuale come continue prove con coseguente ansia e forte disagio emotivo (Rowland et al., 2010, Rampin, 2015). La letteratura evidenzia infatti come l’ansia da prestazione sia uno dei principali fattori psicologici coinvolti nell’eiaculazione precoce situazionale (Rowland et al., 2010; Brotto, 2016).

Come nasce il problema: il primo episodio

Molto spesso tutto parte da un episodio assolutamente normale.

Può succedere in momenti di:

  • forte desiderio
  • stress
  • stanchezza
  • nuova relazione
  • paura di fare brutta figura

Una difficoltà occasionale diventa ricorrente. Da qui nasce Il problema.vLa persona inizia a pensare: e se succede ancora? – devo controllarmi di più – non devo venire subito

Da quel momento il rapporto non è più spontaneo e  col tempo si instaura una profezia che si autodetermina (Nardone, 2014). In seguito al monitoraggio si insinua anche  ansia anticipatoria come descritto da Craske & Barlow, 1988.

 

l controllo: la tentata soluzione che mantiene il problema

La reazione più comune è il controllo. La fra più comune che ci si dice è: – “Devo imparare a controllarmi.”

E quindi iniziano tentativi continui di controllare le sensazioni, i quali non fanno altro che far aumentare quelle piacevoli sensazioni. Oltre a ciò si cerca di distrarsi mentalmente, bloccare l’eccitazione, monitorarsi continuamente. Queste sono alcune delle tentate soluzioni che portano al paradosso del controllo, ossia, più cerco e meno ci riesco.

Secondo il modello strategico di Giorgio Nardone, molte difficoltà psicologiche si mantengono proprio attraverso le “tentate soluzioni” che la persona mette in atto per risolvere il problema (Nardone, 2014) e come si è dimostrato l’eiaculazione precoce ne è un buon esempio.

Quando il sesso diventa una prestazione

A un certo punto il rapporto sessuale smette di essere vissuto come esperienza.

Diventa una verifica.

La persona inizia a osservarsi continuamente:

  • sto resistendo?
  • quanto manca?
  • sto perdendo il controllo?
  • cosa penserà l’altra persona?

Questo fenomeno è stato definito spectatoring da William Masters e Virginia Johnson (1970).

In pratica:

si smette di vivere il corpo per iniziare a guardarsi dall’esterno.

E questo interrompe la naturale regolazione dell’eccitazione.

La focalizzazione costante sulla performance aumenta infatti ansia e iperattivazione fisiologica (Barlow, 1986).

Il ruolo dell’evitamento e della vergogna

Con il tempo molte persone iniziano gli evitanti. I rapporti sono il primo e a seguire intimità, nuovi partner qualora non si fosse in relazione fissa. 

Da questo momento in poi è possibile si sviluppino rituali, focalizzazione ossessiva, depressione. L’evitamento infatti riduce momentaneamente l’ansia, ma rafforza la paura nel tempo (Craske et al., 2014).

Anche la vergogna e la paura del giudizio possono aumentare il monitoraggio mentale e la tensione sessuale (Brotto, 2016).

Quando il problema coinvolge la coppia

L’eiaculazione precoce raramente resta un problema individuale. Con il tempo può influenzare la relazione di coppia. La mancanza d’intimità, spontaneità, desiderio e sicurezza favorisce il conflitto e le incomprensioni.

Molti uomini iniziano a sentire paura del giudizio, senso di inadeguatezza, vergogna, frustrazione. In seguito anche il partner entra in questo vortice evitando il tema, rassicurando non facendo altro che favorire il problema:

La ricerca mostra come le difficoltà sessuali abbiano frequentemente effetti relazionali reciproci nella coppia (McCarthy & Farr, 2012).

Come si lavora davvero sull’eiaculazione precoce

Il lavoro terapeutico non consiste nell’imparare a “resistere di più”. Molto spesso significa fare l’opposto:

  • ridurre il controllo
  • interrompere i meccanismi ansiogeni
  • modificare le tentate soluzioni disfunzionali
  • togliere la logica della prestazione

In terapia sessuale e strategica il focus non è solo il sintomo. È il modo in cui il problema viene mantenuto nel tempo.

Quando si interrompe il circolo ansia-controllo-prestazione, il sistema può tornare progressivamente più spontaneo (Nardone, 2014; Brotto, 2016).

Quando rivolgersi a uno psicologo o sessuologo

Può essere utile chiedere supporto se:

  • vivi ansia prima dei rapporti
  • senti di dover controllare continuamente
  • eviti l’intimità
  • il problema è diventato ricorrente
  • la situazione influisce sulla relazione o sull’autostima

Un percorso psicologico e sessuologico può aiutare a interrompere i meccanismi che mantengono il problema.

Ricevo come psicologo, psicoterapeuta e sessuologo a Rovigo, Padova, e anche online.

Se ti riconosci in queste dinamiche,

Domande frequenti sull’eiaculazione precoce

L’eiaculazione precoce è sempre psicologica?

No. Possono esserci anche fattori biologici e fisiologici. Tuttavia ansia, controllo e pressione psicologica sono molto frequentemente coinvolti.

Più cerco di controllarmi, più peggiora: è normale?

Sì. Il controllo eccessivo aumenta le sensazioni, mantenendo il problema.

L’ansia può davvero causare eiaculazione precoce?

Sì. Ansia a causa del tentativo di controllo. 

Bibliografia

Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo e Padova

Foto di Gustavo Fring da Pexels

Disfunzioni sessuali e ansia: un legame più comune di quanto pensiamo

uomo o coppia con difficoltà sessuali legate all’ansia

Introduzione

Mi succede solo quando ci penso… più ci penso e più va male.”

Sento spesso, nella mia pratica di sessuologo e psicoterapeuta, frasi come questa.

Le difficoltà sessuali legate all’ansia, senza un disturbo organico sottostante, sono molto più diffuse di quanto si immagini. Per alcune persone sono episodi occasionali. Per altre diventano un problema ricorrente che porta frustrazione, evitamento e tensione nella coppia.

Un circolo che si costruisce nel tempo e che spesso viene frainteso.

Disfunzioni sessuali e ansia: di cosa stiamo parlando?

Le principali difficoltà legate all’ansia possono essere:

  • difficoltà di erezione
  • eiaculazione precoce o ritardata
  • calo del desiderio
  • difficoltà di eccitazione
  • dolore nei rapporti

Non sempre il problema è “fisico”. Molto spesso è legato a un’attivazione ansiosa che interferisce con la risposta sessuale e con il sistema che la governa.

La letteratura evidenzia come ansia e funzionamento sessuale siano strettamente collegati (Barlow, 2002; Brotto, 2016, Watzlawick, 1997 ).

Cosa succede nel corpo quando entra l’ansia

Quando si attiva l’ansia, il corpo entra in modalità allarme.

Di conseguenza succede questo:

  • aumenta il battito cardiaco
  • la respirazione diventa veloce
  • aumenta la tensione muscolare
  • si attiva il controllo

Il problema è che la risposta sessuale funziona in modo opposto.

Ha bisogno di:

  • rilassamento
  • abbandono
  • attenzione alle sensazioni

Ansia e sessualità, quindi, attivano sistemi incompatibili (Barlow, 1986, Rampin, 2015)

Il ruolo del controllo e della prestazione

Molte persone iniziano a pensare:

“Devo funzionare.” “Devo riuscirci.” “Non devo fare brutta figura.”

Questo attiva il controllo, che agisce contro la nostra sessualità e il nostro piacere perché  il controllo blocca il corpo.

Si entra in una dinamica chiamata ansia da prestazione, in cui l’attenzione si sposta:

  • dal piacere → alla performance
  • dal corpo → alla mente

Questo è uno dei principali fattori di mantenimento delle disfunzioni sessuali (Barlow, 2002, Rampin, 2015).

Il circolo vizioso dell’ansia sessuale

Le evidenze cliniche della terapia breve strategica hanno evidenziato come spesso si crea questo schema:

episodio di difficoltà, il quale produce un aumento dell’attenzione, il quale a sua volta fa ricapitare la difficoltà.  A causa di questo si inizia ad  aver paura che succeda di nuovo, conseguentemente aumenta l’ansia perché la mente inizia ad anticipare:

“E se succede ancora?”

“E se non riesco?”

“E se deludo?”

Questo processo è simile all’ansia anticipatoria descritta nei disturbi d’ansia (Craske & Barlow, 1988, Rampin, 2015, Nardone 2014).

Il ruolo dell’evitamento

La soluzione più immediata è evitare.

  • evitare rapporti
  • evitare situazioni intime
  • evitare il confronto

Nel breve periodo riduce l’ansia.

Nel lungo periodo mantiene il problema. Ogni evitamento conferma la paura e di conseguenza la coppia può allontanarsi.

La ricerca evidenzia come evitamento e ansia si rinforzino reciprocamente (Craske et al., 2014, Watzlawick, 1997, Nardone, 2014).

Perché il problema può peggiorare nel tempo

Con il tempo succede che aumenta l’attenzione al problema, diminuisce la spontaneità, cresce la pressione, cala la fiducia di conseguenza la sessualità diventa un “test”.

E quando diventa un test, smette di funzionare. Si evidenzia come il controllo generi ulteriore controllo che blocca un meccanismo spontaneo.

Quando la difficoltà si ripete quindi, anche la coppia comincia a risentirne e possono emergere:

  • incomprensioni
  • silenzi
  • frustrazione
  • senso di rifiuto

Questi non fanno altro che buttare benzina sul fuoco con il risultato che aumenta ulteriormente la pressione.

La sessualità non è  solo individuale, ma  anche relazionale.

Come si lavora su ansia e disfunzioni sessuali

Il trattamento consiste nel modificare le dinamiche che mantengono il problema ed in particolare le tentate soluzioni.

Si lavora quindi su:

  • riduzione dell’ansia
  • interruzione del controllo
  • riorientamento dell’attenzione
  • esperienze guidate senza pressione
  • dinamiche di coppia

L’obiettivo non è “funzionare meglio” come un atto di prestazione, ma di tornare a sentire il piacere di un’intimità.

Quando rivolgersi a uno psicologo o sessuologo

Può essere utile chiedere supporto se:

  • la difficoltà si ripete nel tempo
  • si prova ansia prima dei rapporti
  • si evitano situazioni intime
  • il problema crea tensione nella coppia
  • si perde fiducia in sé

Un percorso mirato permette di interrompere il circolo vizioso e recuperare spontaneità.

Ricevo come psicologo, psicoterapeuta e sessuologo a Rovigo, Padova e Venezia, anche online.

Se senti che questa difficoltà sta influenzando la tua vita o la tua relazione,

Domande frequenti su ansia e disfunzioni sessuali

L’ansia può causare problemi sessuali?

Sì, è una delle cause più frequenti, soprattutto quando entra in gioco la prestazione.

È un problema psicologico o fisico?

Può essere entrambi, ma la diagnosi sessuologia permetter di capire se sia utile prima fare delle indagini.

Si può risolvere?

Sì, lavorando sui meccanismi che mantengono il problema.

Bibliografia

Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia.

Paura dell’ascensore e ansia: bisogno di controllo?

Interno di ascensore che rappresenta la paura degli spazi chiusi e l’ansia – psicologo a Rovigo e psicoterapeuta a Padova

Introduzione

Non è logico, lo so, ma appena si chiudono le porte mi manca l’aria. e ho bisogno di scappare”

Sento spesso, nella mia pratica di psicologo e psicoterapeuta, frasi come questa.

La paura dell’ascensore è molto più comune di quanto si pensi.

Per alcune persone è un fastidio gestibile. Per altre diventa una limitazione concreta nella vita quotidiana. Si fanno le scale anche al decimo piano. Si evitano hotel. Si prova imbarazzo sul lavoro.

Una fobia specifica che porta con se un carico d’ansia che si è strutturato nel tempo.

Parliamo di claustrofobia o fobia specifica?

Dipende, perché se ho paura solo degli ascensori si parla quindi di una fobia specifica, ma in genere una paura di questo tipo viene estesa anche ad altri contesti diventando quindi claustrofobia.

Si possono avere diverse spiegazioni:

Spesso il problema non è lo spazio chiuso in sé, ma la sensazione di non poter uscire, rimanere intrappolati la dentro, di non avere controllo e una via di fuga.

Il cervello interpreta la situazione come pericolosa, anche se razionalmente sappiamo che non lo è.

Cosa succede nel corpo quando i avvicino ad un ascensore

Si attiva l’allarme interno il quale fa:

  • aumentare il battito cardiaco
  • respirare poco e velocemente
  • attivare sudorazione e tensione
  • comparire la sensazione di “sto per svenire” o “di morire”

Questi segnali vengono interpretati come prova che qualcosa non va la cui conseguenza è l’aumento dell’ansia.

Si crea un’associazione dove l’ascensore è uguale a pericolo.

Il ruolo dell’evitamento

La soluzione più immediata è evitare.

Fare le scale. Inventare scuse per non prenderlo. Nel breve periodo funziona.

Nel lungo periodo rafforza la paura.

Ogni evitamento conferma al cervello che l’ascensore è davvero pericoloso.

A questo riguardo, la letteratura scientifica evidenzia il ruolo dell’evitamento nel mantenimento dell’ansia e conferma l’efficacia dell’esposizione graduale nel trattamento (Craske et al., 2014; Ougrin, 2011, Nardone, G. 1977

Perché la paura può peggiorare nel tempo

La mente inizia ad anticipare:

“E se resto bloccato?” “E se mi sento male?” “E se nessuno mi aiuta?” “E se mi succede da altre parti?”

L’ansia non nasce solo dentro l’ascensore, ma inizia prima.

Questa si chiama ansia anticipatoria ed è uno dei fattori che mantengono la fobia.

La paura può quindi peggiorare perché dilaga a macchia d’olio anche ad altre situazioni o luoghi aumentando così i luoghi insicuri.

Come si supera la paura dell’ascensore

Il trattamento consiste generalmente nel cambiare soluzioni disfunzionali con altre più funzionali.

Si lavora su:

  • sistema percettivo reattivo
  • comprensione della paura e dei suoi meccanismi
  • esposizione graduale e strutturata
  • ristrutturazione della cornice di pensiero che porta all’ansia

L’obiettivo è di trasformare la paura in coraggio.

Quando rivolgersi a uno psicologo e psicoterapeuta

Può essere utile chiedere supporto se:

  • eviti sistematicamente gli ascensori
  • la paura si sta estendendo ad altri contesti
  • provi vergogna o senso di impotenza
  • l’ansia interferisce con lavoro o relazioni

Un percorso psicologico permette di intervenire in modo mirato, evitando che la fobia si radichi ulteriormente.

Ricevo come psicologo e psicoterapeuta a Rovigo e Padova, anche con percorsi online.

Se senti che questo problema sta limitando la tua quotidianità, 

Domande frequenti su ansia e ipercontrollo

La paura dell’ascensore è una fobia?

Può rientrare tra le fobie specifiche, soprattutto se comporta evitamento e forte ansia anticipatoria.

Posso superarla da solo?

In alcuni casi sì, ma quando l’evitamento è radicato è utile un percorso strutturato con uno psicologo.

È collegata agli attacchi di panico?

Spesso sì. L’ascensore può diventare il contesto in cui si teme di perdere il controllo.

Bibliografia

American Psychiatric Association (2013).

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.).

Definisce le fobie specifiche e i criteri diagnostici.

National Institute for Health and Care Excellence (2011).

Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management.

Barlow, D. H. (2002).

Anxiety and Its Disorders. Guilford Press.o.

Craske, M. G., et al. (2014).

Maximizing exposure therapy: An inhibitory learning approach.

Behaviour Research and Therapy, 58, 10–23.

Craske, M. G., & Barlow, D. H. (1988).

A review of the relationship between panic and anticipatory anxiety.

Clinical Psychology Review, 8(6), 667–685.

Nardone, G. (2014) Paura, Panico e Fobie: la terapia in tempi brevi. Ponte alle grazie

Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia.

Foto di copertina di Ana Benet

Perché non riesco a smettere di pensare? Rimuginio e ansia spiegati bene

Persona con espressione tesa che rappresenta ansia e bisogno di controllo – psicologo a Rovigo e psicoterapeuta a Padova

Introduzione

“Non riesco a spegnere la testa.”

È una delle frasi che ascolto più spesso.

Pensare troppo, analizzare ogni dettaglio, ripassare mentalmente conversazioni o scenari futuri può dare l’illusione di controllo. Ma nel tempo diventa una trappola. Si cerca in modo ripetitivo una rassicurazione dove non si trova e quindi si cerca ancor di più.

Questo meccanismo ha un nome: rimuginio.

Ed è uno dei principali fattori che portano a vivere dell’ansia e a bloccarci anche nella vita quotidiana sia nel lavoro che nella vita privata.

Cos’è il rimuginio

Il rimuginio è un pensiero ripetitivo, circolare, una domanda all’apparenza logica, la quale se letta bene non lo è. Non cerca davvero una soluzione, ha bisogno della non soluzione perché altrimenti si interromperebbe il circolo vizioso.

La ricerca scientifica lo definisce “repetitive negative thinking”, un processo mentale trasversale a diversi disturbi emotivi (McEvoy et al., 2013).

Non è quindi il contenuto del pensiero a creare il problema, ma evidentemente la risposta che diamo.

Perché il rimuginio aumenta l’ansia

Quando rimugini:

  • ti crei scenari spaventosi, di conseguenza attivi la paura
  • a seguito della paura l’ansia aumenta
  • in conclusione non vedi alternative

Secondo Watkins (2008), il pensiero ripetitivo disfunzionale è caratterizzato da:

  • astrattezza
  • focalizzazione sul “perché”
  • mancanza di azione concreta

In pratica: più cerchi di capire tutto, meno riesci a uscire dal problema. Oltre a ciò, quello che nella trovo più spesso nella mia pratica come psicoterapeuta a Rovigo e Padova è il cercare di fermare il pensiero con la forza di volontà.

Il falso beneficio del controllo

Molte persone rimuginano per sentirsi più preparate per un evento, un discorso o altro.

“Se penso a tutte le possibilità, non mi sorprenderà nulla.”

In realtà, come evidenziato da Newman & Llera (2011), la preoccupazione costante mantiene uno stato emotivo negativo continuo. Secondo Nardone non è la preoccupazione il problema, ma la risposta ad esso.

Come si interrompe il rimuginio

Non funziona dirsi: “Non pensarci.”

Il lavoro terapeutico consiste nel:

Gli studi mostrano che intervenire direttamente su questi processi riduce in modo significativo i sintomi ansiosi (Topper et al., 2017).

Nardone, G. (2013, 2025)

Quando chiedere aiuto

Se:

  • la mente non si ferma mai
  • il sonno è disturbato
  • l’ansia limita scelte o relazioni
  • ti senti bloccato in pensieri ripetitivi

allora non è più solo “stress”.

È un meccanismo che può essere modificato.

Se vivi tra Rovigo, Padova o nelle province limitrofe e senti che il rimuginio e l’ansia stanno limitando la tua quotidianità, un percorso con uno psicologo e psicoterapeuta può aiutarti a intervenire sui meccanismi che mantengono il problema. Ricevo a Rovigo, Padova e online. Contattami per un colloquio

 

Topper, M., Emmelkamp, P. M. G., Watkins, E., & Ehring, T. (2017). Prevention of anxiety disorders and depression by targeting repetitive negative thinking in at-risk adolescents: A randomized controlled trial. Behaviour Research and Therapy, 90, 123–136. https://doi.org/10.1016/j.brat.2016.12.015

Newman, M. G., & Llera, S. J. (2011). A novel theory of experiential avoidance in generalized anxiety disorder: A review and synthesis of research supporting a contrast avoidance model. Clinical Psychology Review, 31(3), 371–382. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2011.01.008

Nardone, G., Portelli, C. (2013). Ossessioni, compulsioni, manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi. Ponte alle grazie

Nardone, G. (2025). Alla ricerca della sicurezza perduta. Conoscere e superare l’insicurezza personale. Ponte alle grazie

Domande frequenti su ansia e fobie

Cos’è l’ipercontrollo?

È il bisogno costante di controllare situazioni, emozioni o pensieri per ridurre l’ansia.

L’ipercontrollo è un disturbo?

Non è un disturbo a sé, ma può diventare disfunzionale quando aumenta ansia e rigidità.

Si può smettere di essere ipercontrollanti?

Si, lavorando sulle tentate soluzioni disfunzionali che mantengono il problema invece che risolverlo

Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia.

Foto di copertina di Daniel Reche

Uscire dall’ansia: 3 strategie pratiche per fermarla

foto di Juan Pablo Serrano

Alberto Castello psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia

Quando l’ansia arriva, molte persone provano automaticamente a:

  • camminare avanti e indietro in modo frenetico → NO
  • concentrarsi sul respiro “come nei film” → NO
  • dirsi mentalmente “calmati, passa” → NO

Sassaroli, S., Centorame, F., Caselli, G., Favaretto, E., Fiore, F., Gallucci, M., … & Rapee, R. M. (2015). Anxiety control and metacognitive beliefs mediate the relationship between inflated responsibility and obsessive compulsive symptoms. Psychiatry Research,

White, K. S., Brown, T. A., Somers, T. J., & Barlow, D. H. (2006). Avoidance behavior in panic disorder: The moderating influence of perceived control. Behaviour research and therapy44(1), 147-157. https://doi.org/10.1016/j.brat.2005.07.009

Wolpe, J., & Rowan, V. C. (1988). Pani Burger, J. M., & Cooper, H. M. (1979). The desirability of control. Motivation and emotion3, 381-393.

Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo, Padova e Venezia.

Ansia e ipercontrollo: perché controllare tutto aumenta la paura

ansia e ipercontrollo soluzioni a Rovigo e Padova

di Alberto Castello, psicologo psicoterapeuta e sessuologo – Rovigo, Padova, Venezia

Introduzione: ansia, dubbio e bisogno di controllo

L’ansia nasce spesso da un meccanismo preciso che incontro quotidianamente nel mio lavoro come psicologo psicoterapeuta:

un fattore scatenante interno o esterno, il dubbio, e la conseguente paura di sbagliare.

Da qui si attiva una sequenza ben riconoscibile:

  • pensieri ripetitivi e anticipatori
  • sintomi fisici come tensione, tachicardia, respiro corto
  • un aumento progressivo dello stato ansioso

È comprensibile: il controllo dà un’illusione di sicurezza.

Ma nel tempo accade un paradosso clinico molto frequente: più si cerca di controllare, più cresce la paura di perdere il controllo.


Cos’è l’ipercontrollo nell’ansia

L’ipercontrollo è un assetto mentale e corporeo tipico dei disturbi d’ansia.

Si manifesta quando la persona:

  • anticipa continuamente ciò che potrebbe accadere
  • cerca di prevenire ogni possibile errore
  • mantiene uno stato di costante allerta

In chi soffre di ansia, il controllo diventa una strategia di sopravvivenza.

Il problema è che il corpo non si rilassa più: rimane in allarme, e l’ansia diventa il suo linguaggio principale.

I 3 meccanismi che alimentano ansia e ipercontrollo

1. Il controllo ossessivo che porta alla perdita di controllo

Tentare di controllare pensieri, emozioni e sensazioni fisiche produce l’effetto opposto:

l’ansia aumenta e la percezione di sicurezza diminuisce.

2. Il corpo costantemente in allarme

L’ipercontrollo mantiene attivo il sistema di allerta: 

muscoli tesi, respiro superficiale, iperattenzione ai segnali interni.

3. Evitamento, comportamenti protettivi e attenzione selettiva

Si evitano situazioni temute, si mettono in atto rituali di sicurezza e si focalizza l’attenzione solo sui segnali di pericolo, rafforzando il problema.

Come si interviene in terapia breve strategica

Nel mio lavoro come psicoterapeuta ad approccio breve strategico, l’obiettivo non è “capire tutto”, ma interrompere i meccanismi che mantengono l’ansia.

L’intervento si concentra su:

  • individuare e bloccare le tentate soluzioni disfunzionali
  • ridurre gradualmente il bisogno di controllo
  • ristabilire una percezione più realistica del controllo e dell’incertezza

Questo approccio è efficace sia nei disturbi d’ansia individuali, sia nelle difficoltà che emergono nella coppia e nella sfera sessuale, ambiti in cui l’ipercontrollo è spesso centrale.

Ansia, controllo e relazioni

Come sessuologo, osservo spesso come l’ipercontrollo influisca anche su:

  • desiderio sessuale
  • prestazione
  • intimità di coppia

L’ansia da controllo può bloccare il piacere, aumentare la distanza emotiva e generare ulteriori difficoltà relazionali.

Conclusione

Non è questione di forza di volontà: è una strategia sbagliata da sostituire con una più efficace.

È una strategia sbagliata che ha smesso di funzionare e che può essere sostituita con modalità più efficaci e meno faticose.

👉 Se senti che il controllo sta diventando il problema, puoi parlarne nel concreto.

Ricevo come psicologo psicoterapeuta e sessuologo a Rovigo, Padova e Venezia.

📧 info@albertocastello.com

📞 329 3967957

Bibliografia

American Psychiatric Association (2014). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi Mentali (5e éd.). Milano: Raffaello Cortina. Brown, T. A., White, K. S., Forsyth, J. P., & Barlow, D. H. (2004). The structure of perceived emotional control: Psychometric properties of a revised Anxiety Control Questionnaire. Behavior Therapy35(1), 75-99.

https://doi.org/10.1016/S0005-7894(04)80005-4

Chorpita, B. F., & Barlow, D. H. (2018). The development of anxiety: The role of control in the early environment. The Neurotic Paradox, Vol 2, 227-264.

https://doi.org/10.4324/9781315619996

Clark, D. A., & Purdon, C. (1993). New perspectives for a cognitive theory of obsessions. Australian Psychologist28(3), 161-167.

https://doi.org/10.1080/00050069308258896

Moulding, R., & Kyrios, M. (2007). Desire for control, sense of control and obsessive-compulsive symptoms. Cognitive therapy and research31, 759-772.

https://doi.org/10.1007/s10608-006-9086-x

Watzlawick, P.; Nardone, G. (1958). Terapia breve strategica. Ponte alle grazie Nardone G., (2003). Cavalcare la propria tigre. Ponte alle grazie

Sanderson, W. C., Rapee, R. M., & Barlow, D. H. (1989). The influence of an illusion of control on panic attacks induced via inhalation of 5.5% carbon dioxide-enriched air. Archives of General psychiatry46(2), 157-162.

doi:10.1001/archpsyc.1989.01810020059010

Ansia nei bambini: sintomi, cause e come riconoscerla davvero

bambino con la testa tra le mani e curvo ad ad indicare, paura, ansia

Ansia nei bambini: sintomi, cause e come riconoscerla davvero

Confondere capricci, pianti disperati, forti reazioni oppositive è quel che accade quando non si riconoscono i disagi causati dell’ansia nei nostri figli. I bambini la mostrano attraverso azioni ed emozioni invece che con le parole. Rispondere in modo funzionale e non con frustrazione aiuta la sua soluzione.

Scopriamo insieme quindi:

  • Cos’è l’ansia nei bambini
  • i sintomi dell’ansia
  • Come riconoscerli
  • Le tentante soluzioni disfunzionali

Perché l’ansia si manifesta nei bambini? Le cause principali

Cos’è l’ansia nei bambini?

L’ansia è la risposta del corpo a un pericolo. Quando qualcosa ci spaventa, ci fa paura, il corpo mette in atto una serie di meccanismi fisiologici per proteggersi da quella minaccia. Questa è naturale e utile quando è momentanea e non persistente. In caso contrario l’ansia può paralizzare. La paura provata dal bambino è percepita quindi come vera pur in assenza di un vero pericolo reale. Essa persiste nel tempo e include sensazioni fisiche, emozioni e pensieri.

L’ansia infantile dunque:

  • persiste nel tempo,
  • coinvolge corpo, emozioni e pensieri,
  • può interferire con sonno, scuola, relazioni e routine quotidiane.

Sintomi dell’ansia nei bambini: come riconoscerli

L’ansia nei bambini può manifestarsi come:

1. Sintomi fisici di ansia nei bambini

  • difficoltà ad addormentarsi
  • mal di pancia
  • mal di testa
  • battito accelerato
  • sudorazione
  • tensione muscolare

Molti genitori interpretano alcuni di questi sintomi come “scuse”, ma a volte sono segnali dell’ansia

2. Segnali emotivi

  • irritabilità persistente
  • pianto frequente
  • preoccupazione continua
  • sensibilità alle critiche
  • crisi di rabbia o sconforto

Distinguere tra quali tra questi sono indicazione di “capricci” e quali legati all’ansia non sempre è facile.

3. Segnali comportamentali

Ci sono dei segnali comportamentali, ma che preferisco definirli come tentate soluzioni messe in atto dal bambino per cercare di placare l’ansia, così come quelle agite del genitore per alleviare le pene del figlio.

Le tentate soluzioni

1. Del bambino

  • evitamento della scuola, delle attività sociali, o altro
  • forte bisogno di rassicurazione
  • attaccamento eccessivo ai genitori
  • Mantenimento rigido di routine
  • perfezionismo o paura di sbagliare

Spesso questi comportamenti vengono scambiati per disobbedienza o mancanza di impegno. In realtà, sono strategie di sopravvivenza messe in atto dal bambino per sentirsi al sicuro.

 

2. Del genitore

  • Rassicurazione continua
  • Sminuire le paure
  • Accondiscendere agli evitamenti e alle routine
  • Arrabbiarsi come fossero capricci

Perché l’ansia si manifesta nei bambini? Le cause principali

L’ansia infantile non ha una sola causa. È il risultato di una combinazione di fattori:

1. Ambiente e cambiamenti

Traslochi, separazioni, perdite, cambiamenti scolastici o familiari possono creare insicurezza. Un bambino che vive troppi cambiamenti può diventare più silenzioso, irritabile o ritirato.

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2. Biologia e temperamento

Alcuni bambini sono più sensibili o reattivi per natura. La loro “soglia” di attivazione dello stress è più bassa e il loro sistema nervoso risponde in modo più intenso.

3. Apprendimento e comportamento dei genitori

I bambini imparano osservando. Se un genitore reagisce allo stress con ansia o allarme, il bambino può interiorizzare questo modello. Al contrario, adulti calmi e rassicuranti aiutano il bambino a gestire meglio le emozioni.

4. Bisogno di controllo e prevedibilità

L’ansia aumenta quando non si riesce a gestire gli imprevisti.  Il bambino che adotta routine rigide e un controllo dell’ambiente eccessivo fatica ad apportare modifiche generando così ansia. Eccesso di sicurezza che diventa un problema.

Cosa fare quando un bambino mostra ansia?

Riconoscere l’ansia è il primo passo. Per aiutare davvero un bambino ansioso dobbiamo decidere se quel che succede sono capricci o ansia perché così il genitore può mettere in atto soluzioni funzionali come: 

  • Osservare, come e quando avvengono i segnali, con chi, etc.;
  • smettere di calmare la reazione, perché questa aumenta ancora, se sta esplodendo è meglio lasciarla esaurire in fretta;
  • Accogliere ma non rassicurare
  • Cercare di essere empatici,  esempio evitare di arrabbiarsi come fossero capricci perché non fa sentire capiti

L’obiettivo non è eliminare immediatamente l’ansia, ma aiutare il bambino a sentirsi sostenuto e compreso.

Conclusione

L’ansia nei bambini è un segnale che qualcosa li spaventa.  Comprendere i comportamenti ansiosi, può trasformare la frustrazione provata in tentate soluzioni funzionali al problema.

Se vivi a Rovigo, Venezia o Padova e sospetti che tuo figlio stia vivendo ansia o difficoltà emotive, posso aiutarti.
Nel mio lavoro con bambini e genitori, utilizzo strumenti specifici per riconoscere l’ansia infantile e intervenire in modo funzionale, senza rinforzare le paure o gli evitamenti.