Introduzione
“Ho fantasie che non ho mai detto a nessuno. Non so se sia normale.”
“voler provare cose che non capisco. Ho paura di giudicare o di giudicarmi.”
Frasi come queste si sentono spesso nel mio studio. Portate con pudore, quasi di nascosto e a volte con vergogna.
La sessualità alternativa è uno degli argomenti meno discussi nella stanza del terapeuta quando questi sono al centro del problema . Circondato da silenzi, pregiudizi e disinformazione. Proprio per questa ragione è utile andare da un sessuologo specializzato.
Eppure la psicologia ha molto da dire. E dice cose diverse da quello che molti si aspettano.
Cos'è la sessualità alternativa
Con “sessualità alternativa” si intende un insieme ampio e variegato di pratiche, fantasie e identità sessuali che si discostano dalla sessualità convenzionale (detta vanilla come ad esempio quella vaginale, anale etc.).
Rientrano in questa categoria non esaustiva:
- BDSM (Bondage/Disciplina, Dominazione/Sottomissione, Sadismo/Masochismo)
- feticismo (eccitazione legata a oggetti, materiali, parti del corpo non genitali)
- giochi di ruolo erotici (roleplay)
- sessualità poliamorosa e non monogamia consensuale
- sessualità queer e identità di genere non binarie
La diversità all’interno di queste categorie è enorme. Non esistono due persone che vivono la stessa esperienza
BDSM: una definizione
BDSM è un acronimo che raggruppa pratiche diverse ma spesso sovrapposte come:
Bondage e Disciplina: pratiche di immobilizzazione fisica e regole di comportamento
Dominazione e Sottomissione: dinamiche di potere consensuale tra i partner
Sadismo e Masochismo: piacere erotico dato o ricevuto attraverso sensazioni intense
L’elemento chiave che distingue il BDSM da situazioni di abuso o violenza è il consenso esplicito, negoziato e revocabile in qualsiasi momento tra tutti i partecipanti. Il principio di riferimento è SSC (Safe, Sane, Consensual) o nella sua versione più recente RACK (Risk-Aware Consensual Kink).
Cosa dice il DSM-5: la distinzione che cambia tutto
ll Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali nella sua quinta edizione (APA, 2013) introduce una distinzione fondamentale tra:
parafilia, dove abbiamo un interesse sessuale atipico intenso e persistente (es. il sadismo, il masochismo) e disturbo parfilico, ovvero una parafilia che causa disagio significativo alla persona o che comporta rischio o danno per altri.
Il DSM-5 è esplicito: avere una parafilia non equivale ad avere un disturbo mentale. Un individuo può avere un interesse erotico atipico senza che questo costituisca di per sé patologia.
Questa distinzione rimasta sottotraccia nel dibattito pubblico cambia radicalmente la cornice clinica con cui guardare alla sessualità alternativa (Moser & Kleinplatz, 2007).
Cosa dice la ricerca su chi pratica BDSM
Negli ultimi anni la ricerca ha prodotto un quadro molto diverso dagli stereotipi. Uno studio su vasta scala (Wismeijer & Van Assen, 2013) ha confrontato praticanti BDSM con non praticanti su misure psicologiche standardizzate. I praticanti BDSM mostravano:
- maggiore benessere soggettivo
- minore nevroticismo
- maggiore apertura all’esperienza
- migliore capacità di comunicazione nelle relazioni
Castro Calvo e colleghi (2022) hanno documentato che lo stigma sociale, non la pratica in sé, è il principale fattore di disagio psicologico nei praticanti BDSM.
Una revisione sistematica recente (Turley et al., 2024) ha evidenziato effetti psicologici positivi del BDSM consensuale, inclusa una maggiore consapevolezza corporea e una migliore gestione dei confini relazionali.
Fantasia, pratica e identità: tre livelli diversi
È importante distinguere tre livelli che spesso vengono confusi:
Fantasie: immagini o scenari erotici che compaiono nella mente e non implicano necessariamente il desiderio di realizzarli. Questa distinzione è fondamentale perché spesso la si confonde e si cerca di realizzare fantasie invece che desideri con ricadute sulla coppia importanti..
Pratiche: comportamenti reali, negoziati e consensuali, che alcune persone scelgono di sperimentare.
Identità: per alcune persone il BDSM è parte integrante di come si percepiscono e vivono la propria sessualità, non solo un’attività occasionale.
Lavorare clinicamente su questi temi richiede di capire a quale livello si colloca l’esperienza della persona, senza presupporre che ogni fantasia debba diventare pratica, né che ogni pratica definisca un’identità e come detto sopra qualora il problema sia questa sessualità e ciò che gira intorno e non altri problemi di vita come ansia etc.
Il consenso come elemento centrale
Il consenso non è un dettaglio accessorio nel BDSM. È il pilastro che distingue la sessualità alternativa consensuale dall’abuso. Nelle pratiche BDSM strutturate, il consenso si negozia esplicitamente prima attraverso conversazioni su limiti, desideri, pratiche consentite e vietate; durante, attraverso segnali e parole di stop (safeword) che possono interrompere qualsiasi scena in qualsiasi momento e dopo attraverso il debriefing (aftercare), uno spazio di cura e riconnessione emotiva.
Questo livello di comunicazione esplicita è, paradossalmente, spesso più strutturato e consapevole di quanto avvenga in molte relazioni sessuali convenzionali.
Quando può diventare un problema
La sessualità alternativa diventa clinicamente rilevante quando:
- causa disagio significativo alla persona (vergogna, ansia intensa, senso di colpa invalidante)
- viene agita in modo non consensuale, causando danno ad altri
- è diventata compulsiva e fuori dal controllo della persona
- viene utilizzata per sfuggire dall’emotività
In questi casi il supporto clinico è indicato per lavorare sulle dinamiche che lo rendono la pratica un problema.
La letteratura indica chiaramente che il tentativo di “curare” fantasie o interessi sessuali non problematici è inefficace e potenzialmente dannoso (Kleinplatz & Moser, 2007).
Il ruolo del terapeuta: lavorare senza pregiudizi
Una ricerca pubblicata su Archives of Sexual Behavior (Pitagora, 2013) evidenzia che molte persone con interessi BDSM evitano di parlarne con il proprio psicologo per paura di essere giudicate o patologizzate.
Il terapeuta che lavora in questo ambito deve saper distinguere tra:
interesse sessuale atipico e disturbo;
tra problema con la sessualità atipica e altra tipologia;
confondere l’interesse per la sessualità atipica con patologia;
infine lavorare sul disagio reale — vergogna, conflitto con il partner, sensazione di “essere sbagliati” senza che il target terapeutico sia in modo assoluto il cambiamento dell’orientamento sessuale.
Un approccio kink-aware è oggi considerato uno standard etico nel lavoro sessuologico (Morin et al., 2023).
Quando rivolgersi a uno specialista
Può essere utile chiedere supporto se:
- le tue fantasie ti causano vergogna intensa o senso di colpa paralizzante
- hai difficoltà a comunicarle o a negoziare con il partner
- senti che la tua sessualità è “fuori controllo”
- hai subito esperienze non consensuali che stai cercando di elaborare
- il tema sta creando conflitto nella tua relazione di coppia
Ricevo come psicologo, psicoterapeuta e sessuologo a Rovigo, Padova e online. Se vuoi un confronto professionale senza giudizio, prenota un appuntamento.
Domande frequenti sulla sessualità alternativa
Avere fantasie BDSM significa che ho un problema psicologico? No. Le fantasie BDSM sono tra le più diffuse nella popolazione generale. Avere una fantasia non equivale ad avere un disturbo.
Il BDSM è compatibile con una relazione sana? Sì, se praticato in modo consensuale, comunicato e negoziato. Molte coppie lo vivono come uno spazio di maggiore intimità e fiducia.
Posso parlarne in terapia? Assolutamente. Un professionista formato in sessuologia lavora senza pregiudizi e sa distinguere tra interesse sessuale e problema clinico.
Cosa faccio se il mio partner vuole provare qualcosa che non mi convince? Il punto di partenza è la comunicazione — non il sì o il no immediato. Uno spazio terapeutico può aiutare la coppia a esplorare il tema insieme.
Bibliografia
Scritto da Alberto Castello Sessuologo e Psicoterapeuta a Rovigo e Padova


